Una commedia breve di Neil LaBute al Teatro Spazio in Roma

Al Teatro Lo Spazio, in Via Locri 43, Roma, dal 16 al 19 dicembre 2021 andrà in scena una commedia breve di Neil LaBute, una delle voci più interessanti della nuova drammaturgia americana.  “Una commedia breve è una stronza bastarda ed è davvero difficile da addomesticare. Come le pubblicità o i video musicali o i racconti brevi è una cosa molto più complicata di quello che sembra” – ha scritto  Neil LaBute (Detroit, 19 marzo 1963). LaBute ha studiato teatro alla Brigham Young University (BYU), dove ha conosciuto l’attore Aaron Eckhart, che negli anni successivi prenderà parte a tutti i suoi film, diventando il suo attore feticcio. Si è diplomato in insegnamento e cinema.

Il dramma, mescolato al thriller, è tra i suoi generi preferiti e nel 2008  è andato in scena con La terrazza sul lago, dalla trama complessa e interpretato anche da Samuel L. Jackson nella parte di un vicino scontroso e misogino che tormenta una coppia e disprezza il fatto che appartengano a razze differenti. L’ambiente è il sobborgo e le tematiche sono sempre il confronto tra i sessi, i lati più oscuri della vita di coppia e della società. Nel 2011 è uscita la black comedy Il funerale è servito, un remake diretto da LaBute con un cast di soli afroamericani (tra cui Martin Lawrence).

LaBute scrive spesso atti brevi per il teatro. L’essenzialità e il rigore che sottende alla scrittura di questi brevi episodi teatrali costringe l’autore ad essere disciplinato, a soppesare ogni parola, poiché, nella brevità del suo svolgimento, bisogna che ogni cosa veicoli e sintetizzi un significato preciso.

Marcello Cotrugno ha scritto nelle sue note di scena: “I due atti unici del 2007, Land of the Dead e Helkter Skelter, da noi riuniti in un unico spettacolo ribattezzato Disorder, non sono stati pensati dall’autore come parte di un’unica pièce, ma la presenza comune dell’elemento della gravidanza ne suggerisce l’accoppiata.

Nel primo, Land Of the Dead, due coniugi raccontano ad un interlocutore invisibile dell’aborto di lei. I monologhi di marito e moglie, rivolti verso la platea, rompono, come d’abitudine di LaBute, l’immaginario parete che separa gli attori dal loro pubblico, per chiamare direttamente in causa gli spettatori. Più che in una sala teatrale, abbiamo la sensazione di trovarci davanti a due uomini come noi che devono affrontare un problema: una gravidanza voluta/non voluta. L’uomo e la donna, presenti/assenti in scena, vivono il proprio racconto – che ha la forma ibrida tra prosa letteraria e teatro tipica del Literary Drama – in un crescendo di tensione da thriller psicologico.

Helter Skelter, il secondo atto unico, ha una struttura più classica. È, per dirla con le parole del drammaturgo, “un urlo primordiale”: LaBute trasforma infatti un innocuo incontro tra marito e moglie in un ristorante durante lo shopping natalizio in una tragedia ispirata per toni e crudezza a quelle dell’antica Grecia. L’infedeltà di lui scatenerà la furia della moglie in cinta che, non volendo limitarsi ad un civile atto di separazione, compirà un atto estremo davanti agli occhi terrorizzati del coniuge.

Entrambi i testi sono affidati, attraverso l’utilizzo di una regia in-visibile, all’interpretazione dei due attori: nel primo la rappresentazione della presenza/assenza in scena e l’abbattimento della quarta parete coinvolgono in una tensione condivisa gli interpreti e il pubblico, consentendo agli attori sulla scena di lasciarsi andare al loro crescendo emotivo; nel secondo, la relazione scenica più diretta suggerita dal dialogo tra gli attori veicola i temi euripidei del tradimento e della vendetta, convocando il pubblico a osservare, come testimone, le drammatiche contraddizioni nascoste sotto la coltre della normalità”.

Carlo Marino

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